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A simple and real vegan life

Autoproduzione

Da quando ho letto lo stupendo libro di Grazia Cacciola che ha chiamato Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione.” , in me sono cambiate molte cose. Oltre ad essermi reso conto di non essere il solo, di non essere da solo, ho capito che dare un taglio alla schiavitù del lavoro dipendente è possibile.
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Per l’ecologia, l’ambiente e la vita umana è molto meglio rallentare e darsi un attimo di tempo. Prodursi le cose in casa non ha prezzo. Ieri sera ho fatto un sugo di pomodoro con il mio basicilico che cresce rigoglioso seppur al centro di Milano. E pensavo, pensa che godimento se mio fosse l’olio, il pomodoro e la cipolla. Sarebbe fantastico. Ma non è solo per quello, l’idea del lavoro dipendente, rilegare a tutti i weekend quello che più ci piace fare, aspettare le vacanze…insomma una tortura. Il mio spettacolo fatto con la superba Paola Giglio parlava proprio di questo. Di quanto ci facciamo incalanare senza sapere chi siamo per paura di farcela da soli. E la stessa paura annienta gli altri intorno che ti dicono di essere pazzo.

Vorrei trasferirmi da qualche parte, un posto magari con dei collegamenti non lontano per poter raggiungere eventuali provini. Non so forse potrei mettere su un allevamento di pappagalli (che adoro) o di cani. Sarebbe stupendo. Coltivare la mia terra. Vivere a impatto quasi zero, produrre la mia energia elettrica con il fotovoltaico, avere il mio orto. Questo è quello che sento di volere.

La vita è una e non la si può relegare nei weekend. Poi arrivano i weekend e non vedi l’ora che arrivi la vacanza, in vacanza ti dici l’anno prossimo andrà meglio, non può andare così poi finalmente arriverà la pensione, la pensione dove potrò fare quello che voglio, essere me stesso, e magari morire tre mesi prima della pensione per troppo lavoro, stress e ansia di andare in pensione.

No questa non voglio che sia la mia vita. Voglio poter vivere con meno. Trovato il tipo di attività che posso fare io lascerò la città, ho deciso. Vivrò di cose mie e potrò essere pienamente me stesso.

Al momento ho autoprodotto il sapone per i panni, il bagnoschiuma, ho ftto delle aromatiche sul balcone, mi faccio il pane in casa, i dolci sono tutti fatti qui, oltre a seitan tofu e altre costine che abbattono i costi della vita. Al momento posso fare questo per inquinare meno e spendere di meno. Vado sempre più verso l’autoproduzione, non voglio arrivare all’autonomia non credo sia possibile, ma riuscire a farmi il più possibile….quello si!

Che ne pensate? Commentate, così perché voglio avere più punti di vista diversi.

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14 commenti su “Autoproduzione

  1. erbaviola
    8 maggio 2013

    Mirko, prima di tutto grazie per la citazione, è bellissimo ricevere l’apprezzamento di persone che leggono tanto e hanno una notevole cultura. Poi devo dirti che le conversazioni di questo periodo sono state davvero interessanti e lo è anche il tuo cambiamento: sapere che finalmente sei riuscito a tirare fuori quello che esattamente ti piace, che vuoi e che ti può fare felice è una grande gioia! Un abbraccio grande e oggi più che mai… buon cambiamento!

    • shekkaballah
      8 maggio 2013

      Grazie mille infinite a te! Spero quanto prima di staccarmi mentalmente dalla necesità della città, avere la possibilità di avere un lavoro che dipenda solo da me. Davvero il tuo libro era un costante calcio in culo ad ogni parola. Della serie: “Allora che aspetti? Muoviti!”. Grazie mille di cuore per quello che hai fatto non sapendo quante persone avresti aiutato. Spero anch’io di entrare presto nella tua appendice perchè “Ho cambiato vita!”. Besos

  2. flavia
    9 maggio 2013

    ……di sicuro comprerò il tuo libro e non vedo l’ora di leggerlo,anche io vorrei riprendere la vita dei miei nonni che avevano una fattoria vicino Roma, dove io sono cresciuta, quindi non sono del tutto digiuna del fai da te campagnolo…..però, c’è un però! non ho le possibilità di farlo, perchè io non vivo ma sopravvivo con un misero stipendio di 500 euro al mese e a fatica tiro avanti così, come posso trasferirmi, lasciare il lavoro, anche se miserabile, trovare una casa, che anche se piccola, mi permetta di fare tutto in autonomia!……..ho 51 anni e sinceramente faccio fatica a ricominciare da sola, il mio treno è passato e forse non dovevo trasferirmi quando 30 anni fa l’ho fatto……..pazienza aspetterò la pensione per morire tre mesi prima che me la diano ……tanto con l’aria che tira neanche credo di prenderla quindi, in fin dei conti, non perdo nulla…….comunque è bello sognare ed io lo faccio sempre è l’unica cosa che mi fa tirare avanti……un abbraccio ed un bacione …….

    • shekkaballah
      9 maggio 2013

      Il libro devi proprio leggerlo. É di Grazia Cacciola non mio. Un modo nuovo di vivere c’é. Non bisogna per forza andare in campagna per vivere in modo consapevole. Non é fondamentale la campagna ma nemmeno lo stipendio consueto. Forza! Io piano piano scapperò e farò un lavoro tutto mio!

    • erbaviola
      9 maggio 2013

      secondo me non è mai troppo tardi e anzi i 50 anni sono ideali, si evitano molti errori di scelte troppo estreme, l’unico problema è non farsi frenare troppo dalla prudenza 🙂 500 euro al mese in città sono tirare avanti, in campagna con un bel po’ di autoproduzione sono un gran bel vivere 🙂

      • shekkaballah
        9 maggio 2013

        Se autoproduci quello che mangi per lo più, magari un impianto fotovoltaico per acqua calda ed elettricità, con 500 euro si sta bene no?

  3. Tera (@TeraGallo)
    12 maggio 2013

    Spunto molto interessante!!!
    Anch’io ho letto il libro di Grazia e ho provato un grande senso di sollievo “fiuhhh non sono l’unica!!!”. Provare questo sendo di costrizione ci fa sentire isolati, a volte parlarne con parenti ed amici ci fa passare per quelli “strani” eppure cosa c’è di più naturale e comprensibile di voler vivere una vita più consapevole ed autogestita?

    Anche io ho intrapreso un duplice percorso: autoproduzione e “minimalismo” o comunque una maggiore attenzione alle cose veramente importanti.
    Mi sono chiesta a cosa posso rinunciare e la risposta si è stata nella progressiva eliminazione di tanti oggetti inutili o solo apparentemente utili.

    Un altro step è stato iniziare ad autoprodurre, non faccio ancora tutto…(devo ancora cimentarmi con la pasta madre e con i formaggi vegetali), ma cerco di aumentare il numero di cose che posso produrmi da me. Ho imparato a cucire cose semplici e mi piacerebbe coltivare un orticello.

    Da 1 anno per lavoro sono emigrata in Germania e sono venuta in contatto con uno stile di vita più rilassato e più a contatto con la natura…cosa che a Palermo…insomma 😐

    Adesso punto al lavoro in proprio grazie alla rete e magari a qualche ortaggio in vaso…gelo teutonico permettendo. 🙂

    We can do it!!!

    • shekkaballah
      12 maggio 2013

      Grazie mille per il tuo commento. Chissà che anch’io palermitano non finisca nelle terre teutoniche come te!

      • Tera (@TeraGallo)
        12 maggio 2013

        Clima a parte – a cui comunque ci si abitua – la qualità della vita è nettamente superiore e le spese sono inferiori in generale. Sinceramente non credevo di trovare un contatto con la natura mai avuto realmente nelle periferie della nostra città…non sono un’esterofila, ma la Germania la consiglio come meta.

  4. Serena palmano sasi
    13 maggio 2013

    . . ci sto provando anche io. . . ma una bambina da crescere mi richiede di lavorare ancora. . e allora faccio la pendolare ( uso solo bici o mezzi pubblici) . .. ho l’ orto faccio il pane , i saponi la maggioranza dei vestiti e provo pure con borse e scarpe. . .marmellate piccoli gioielli. . sono stanca. . .molto . . .ma non mollo almeno so che ogni cosa che faccio ha dentro la mia energia . . sto insegnando a Viola (la bambina ) a fare lo stesso. . .vorrei pure almeno una capra da compagnia. . .ma come faccio.?. . e poi al di là’ della. fatica della lotta quotidiana il mio lavoro mi piace tantissimo . . .uno scambio continuo con un modo diverso di vedere la vita ( faccio l’ infermiera psichiatrica). . . ma un anno fa quando incontrato per caso sul web la signora del libro ero una delle peggiori consumista esistenti. . per me incontrare Fabiola é stata la rivoluzione!

    • shekkaballah
      13 maggio 2013

      Beh non devi stancarti, non sentirti sola. Siamo in tanti, il tempo è tuo. Io per esempio faccio il pane e cucino sempre io. Faccio i germogli, sto autoproducendo i saponi, lavoro part time e penso a me e il mio cane nemo. Se penso attivamente grazie a queste cose mi sono permesso di farne altre. Non lo faccio solo con l’aspetto economico o ecologico, questo modo di vivere ti fa sentire parte di qualcosa e sei tu a prendere cura di te stesso. E’ un viaggio. Non è detto che non ci siano le buche nel percorso…Fatti coraggio, lavora in apertura e vedrai che qualcuno o qualcosa risponderà!

  5. Serena palmano sasi
    13 maggio 2013

    mi scuso volevo scrivere ErbaViola, ma il T9 ha scritto autonomamente Fabiola. . .

  6. alda barona
    16 maggio 2013

    anche io sono “scappata dalla città” (vedi la mia storia sul librio di Erbaviola) ormai un mucchio di anni fa: da Milano nell’entroterra marchigiano, da un lavoro in una birreria al lavoro di “coltivatrice diretta”. La scelta non è facile, molto dura a volte. All’inizio però hai un grande entusiasmo e riesci a smuovere le montagne. Cerco di coltivare/conservare/trasformare tutto ciò di cui la nostra famiglia ha bisogno. in più i cereali in pieno campo, le api, la legna, lavoretti extra, tutto si può fare ed alla fine ti vengono anche un sacco di idee.
    cmq la libertà e la semplicità di vivere in mezzo alla natura è impagabile.
    auguri a tutti quelli che sono su questo cammino,…ma anche a tutti gli altri

    • shekkaballah
      16 maggio 2013

      Ricordo bene la tua storia! Beh tu e tutti gli altri del libro della mitica erbetta, siete il mio nord. Mi avete detto, ok si può fare. E ora gradualmente, passo dopo passo ci arriverò anch’io. Devo solo capire in cosa trasformare il mio tempo. Di cosa sostentarmi, poter pagare l’affitto ecc…nel frattempo inquino molto meno, e autoproduco il più possibile.

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