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Ma dove stiamo andando?

Cari amici, ormai sono a Roma da un po’ e che dire, mi manca il mio peloso da morire. Un angelo si sta occupando di lui a casa mia a Milano mentre io sono qui per lavoro.

Purtroppo, adesso, per me diventa difficile spostarmi, perché difficilmente amici accettano il mio soggiorno con Nemo, che pur essendo un perfetto cane d’appartamento, desta sempre piccole preoccupazioni in chi deve ospitarmi. Questo comporta che generalmente io debba prendere una sistemazione a pagamento, e che fra le proposte questa dovrebbe accettare i quadrupedi.

L’esecrato governo attuale ha approvato una legge che è passata sottobanco. Ossia la legge che permette agli animali, regolarmente legati al guinzaglio di accedere a qualsiasi area pubblica. Perché direte voi? Perché limita la libertà personale. Se non posso entrare in questo o in quel locale, o peggio non riesco a trovare da dormire in un paesello sui monti perché ho il mio cane al seguito, questo mi vincola come persona e funge da discriminante. Può sembrare eccessivo ma credetemi che a volte quando si possiede un cane un po’ discriminati ci si sente.

Ora il mio soggiorno romano sta per terminare, e devo dire con un bilancio molto positivo in quanto ho incontrato delle belle persone e mi ritengo soddisfatto del lavoro svolto. Ho conosciuto colleghi validi e meritevoli e mi ha riempito di gioia e di altrettanta rabbia a sapere che persone così meritevoli abbiano difficoltà lavorative.

La situazione di questo paese riguardo all’economia in generale è disastrosa, ma quello che stanno facendo alla cultura è pari ai regimi sanguinari dittatoriali. Non finanziare la cultura, mettere a tacere voci pensanti e la diffusione del pensiero è alla base di ogni dittatura, lo sappiamo, ma qui l’operazione assume tinte particolari e uniche nel suo genere.

Non molti sanno che è stato aggiornato il regolamento dell’enpals (ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo, corrispondente all’inps) con delle novità a dir poco straordinarie:

Ballerini: adesso deve interdersi un qualsiasi corpo che balla. Quindi soubrette, lap dancer e spogliarelliste adesso rientrano nella categoria.

Attori: attori adesso vengono considerati più generalmente performers, includendo di fatto presentatori, imitatori, ventriloqui, barzellettieri e chi più ne ha più ne metta.

Questo mi ha molto turbato. Ora, non si dica che io sia razzista o snob (se non in senso etimologico di sine nobilitate) ma credo che bisogna fare un distinguo sul merito della formazione e di quella cosa che ancora ci tiene saldi nel concetto di artistico e non di performativo.  Cerco di spiegare meglio. Non è facile. bisogna riconoscere al mondo dello spettacolo una valenza artistica che non appartiene, il più delle volte, al mondo dell’intrattenimento. Uno spettacolo può intrattenere il pubblico, oltre che permettere una riflessione su temi importanti, o meno, coinvolgere emotivamente e cercare (nelle operazioni migliori) di fare in modo che lo spettatore esca con qualcosa di nuovo alla fine dello spettacolo. L’arte d’intrattenimento invece serve a scacciare i pensieri, far passare allegramente del tempo regalando magari un sorriso a chi vi assiste ma giusto per allietargli il tempo della durata dell’evento. La discriminante a mio avviso non sta nell’impegno, logorio o serietà con cui viene affrontato dagli operatori, dell’uno o dell’altro ambito, il proprio lavoro ma nelle finalità artistiche dell’evento performativo. Per cui far passare lo spettacolo per intrattenimento svilisce il valore artistico e crea la confusione tipica di questa società in cui tutti possono fare tutto e dire quello che vogliono tanto non vale nulla.

La questione attoriale che non viene mai affrontata seriamente se non da alcun attori a volte, è molto grave in questo paese. Eccellenze attoriali, e artistiche, sono più presenti nei bar italiani che nei luoghi loro deputati. Accade anche negli altri paesi del mondo che saltuariamente e per alcuni periodi gli attori vivano di mestieri quali cameriere, barman ecc. ma generalmente poi ognuno riesce a trovare il proprio settore e riesce a usufruire della propria arte secondo il talento e l’impegno speso.

In Italia la diminuzione di fondi per il teatro e la cultura in genere sta costringendo moltissimi teatri piccoli, del circuito off, di chiudere, tranciando le gambe alla ricerca, non aiutando il pubblico motivato ad andare a teatro potendo spendere poco. Questa è un’operazione consapevole svolta dalla classe politica per non permettere alla gente di porsi interrogativi diversi da quelli che i media, da loro controllati, pongono.

Altro discorso poi mi viene da fare contro tutti i teatri stabili che pur usufruendo di finanziamenti pubblici (statali, regionali e comunali) fanno pagare prezzi assurdi per un biglietto teatrale. Pagare 39 euro in un teatro pubblico finanziato per me è scandaloso, controproducente e anche offensivo. Offensivo per chi non può permetterselo, ed offensivo verso chi lottò per avere un teatro pubblico.

Giorgio Strehler personaggio teatrale che ha creato e fatto la storia del teatro di questo paese con altri illustri signori, quando fondò il Piccolo teatro nel 1947, con il suo amico Paolo Grassi, riuscì ad ottenere il finanziamento pubblico del teatro creando i “Teatri Stabili” italiani, affinché nelle città italiane si potesse andare a teatro senza dover piegare l’Arte alle leggi di mercato, permettersi di fare teatro di qualità e poterlo rendere accessibile alla gente.

Vedere costi altissimi, cartelloni con soubrette o comici di grido sul cartellone solo per riempire le sale, giustificare i conti, allontanando la gente dalle sale teatrali e violando la natura di quei posti per me è un tumore che purtroppo si dilaga sempre in maniera ulteriore.

Bisognerebbe ridare al teatro, come alla cultura in genere di questo paese la dignità che merita. Cominciando da noi attori, artisti, uomini di cultura, imponendoci di più e non piegandoci a meschini ricatti. Il mio è un lavoro e come tale va rispettato. Accomunare tutti i performers è come rendere abile all’insegnamento chiunque abbia un figlio in quanto educatore. Io credo non sia tollerabile.

Buona riflessione.

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5 commenti su “Ma dove stiamo andando?

  1. alessandra
    29 settembre 2011

    son contenta tu sia stato bene a Roma…Roma sa anche accogliere..la prossima volta ospito io il tuo Nemo così potrai star tranquillo

  2. Chicca66
    29 settembre 2011

    Ciao tesoro, sono sicura che anche tu manchi molto al tuo pelosone! Ma sono anche sicura che l’angelo che lo ha in cura lo adora 🙂
    Per tutto il resto dovremmo sempre scrivere lo stesso papiro viviamo in un paese per certi versi tanto bello e per tanti altri un avera schifezza…fino a quando ci saranno leggi solo per garantire privilegi ai soliti tutto il resto verrrà trascurato 😦
    Forza!
    Ps: vedrai presto una bellissima foto che immortala il tuo pelosone con una persona speciale 😉
    Bacione!

  3. Felicia
    30 settembre 2011

    Grazie per la riflessione!!! purtroppo ci sono tanti buchi e poche toppe…. e mal cucite, molti si lamentano ma ci si muove poco. Il nostro problema maggiore, la mancanza di ideali, solidarietà. Nemo ti saluterà con gioia immensa, saranno dolci coccole!!!! un bacione 🙂

  4. Alessandra
    1 ottobre 2011

    Ciao, qui per la prima volta, grazie a Bibi, bel blog, complimenti, e apporvo in pieno le tue riflessioni, mio padre ha lavorato molto in teatro, e mio fratello ancora ci lavora spesso (non sono attori, lo dico subito, giusto in caso…) e l’Italia ha una storia teatrale favolosa. Perche’ ridurla a brandelli o peggio?

    Ciao
    A.

  5. Alessandra
    1 ottobre 2011

    ops, volevo dire approvo, non apporvo! Meglio staccare e andare a nanna adesso 🙂

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