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Uova marce a Verona

Oggi, leggendo il giornale, ho visto un trafiletto su delle uova marce trovate in uno stabilimento di Verona che produce panettoni e pandori. Non è la prima volta che mi trovo a leggere di uova marce, latte scaduto, muffe, roditori nei depositi, mozzarelle blu. Davvero è questo il prezzo che dobbiamo pagare per spendere meno? Materie di infima qualità?

La legge che fa dell’economia una scienza è quello di soddisfare l’essere umano. L’economia esiste per migliorare i fabbisogni delle persone. Il rapporto di offerta e domanda si incontra per creare un punto di equilibrio in cui il consumatore e il produttore siano entrambi soddisfatti. Molte cose concorrono ai costi di produzione, così come molti fattori influenzano il consumatore ad acquistare o beneficiare di un determinato prodotto o servizio a un prezzo preciso. La massificazione produttiva e lo sfruttamento di risorse, oltre l’umana immaginazione, ha fatto in modo che il consumatore cercasse una parificazione sociale nei consumi. Le classi e i ceti sociali sono appartenenti al passato, ma il tentativo di sentirsi tutti uguali, oggi, avviene negli acquisti. Comprare un bene che è considerato di lusso o superfluo ci rende in grado di possedere quel benessere sociale che tutti si affrettano a seguire. Accedere ai benefici del lusso sembra essere il punto di arrivo per affermare se stessi come persone valevoli. Una vasca ad idromassaggio, per esempio, se posseduta, seppur a modico prezzo e con pochissime funzioni, ci consente nell’immaginario di differenziarci dai nostri pari facendoci sentire un po’ più in alto. I valori della vita sono stati sostituiti dal valore delle cose. La qualità soppiantata dalla quantità.

Questo andamento della società lo dobbiamo all’andamento politico a cui assistiamo nel nostro tempo. Nelle dichiarazioni di governo non sentiamo mai parlare delle condizioni della vita, ma del costo della vita. L’istat (ormai soppiantato da un istituto privato) ci dice di quanto aumenta o diminuisce il costo della vita. Della qualità della vita si parla poco perchè è un tema scomodo. Il consumatore diventa il referente anche nella politica e non più il cittadino. Dimenticano, i signori politici, che però per prodotto in economia si intende “un bene o un servizio”. I servizi sociali, l’assistenza al cittadino, istruzione e formazione devono rientrare nelle priorità di chi è al potere.

Ho avuto la fortuna di conoscere l’ex ministro della cultura francese, in un dibattito pubblico a Milano, il quale sosteneva di essere discriminato dagli altri ministri al consiglio perchè si occupava di cultura e non di faccende serie. Quando fece guadagnare allo stato un miliardo di euro, chiese al presidente della repubblica francese che la possibilità di parlare più a lungo fosse data dalla capacità di far guadagnare il paese. Ammirevole al momento per dare una scossa alla reputazione della cultura. Ma in fin dei conti, ha solo dato ragione al modo di ragionare dei suoi colleghi. In quella occasione, presi la parola e feci una domanda. “Spesso si confonde cultura con spettacolo. La cultura è fatta di libri, teatro, informazione, cinema e molto altro. Quello che passa oggi come cultura è l’intrattenimento. Spesso ci si indigna per i tagli alla scuola e l’università e ci si indigna meno per i fondi sospesi e decurtati alla cultura. Io credo che la scuola e l’università diano il dono della conoscenza. La cultura forma le coscienze e il pensiero critico. Non crede che sia dovere di un governo, di qualsivoglia colore, garantire ai propri cittadini la formazione di opinioni e non solo di nozioni?”. Lunga domanda. Lui mi ha sorriso, mi ha guardato e ha risposto “sono perfettamente d’accordo con la sua analisi. Bisognerebbe prendersi carico dell’istruzione e della formazione dell’individuo, non dargli solo informazioni da computare quando ne ha bisogno. La differenza fra un suddito e un cittadino sta nella partecipazione collettiva. Si dovrebbe forse ampliare l’amore per la cultura già nelle scuole.”. Mi ritenni abbastanza soddisfatto. Parole non da poco.

Allora cos’è che blocca i governanti al punto di mettere l’economia al centro dell’attenzione? Forse avere un presidente imprenditore ha portato a valutare tutti gli aspetti di benessere in vista del profitto? Quest’idea è poi permeata sottilmente e gentilmente in tutti noi, senza rendercene conto? Davvero vogliamo spendere meno a discapito della nostra salute? non ci rendiamo conto che investire sul cibo garantisce migliore vita e ci fa risparmiare anche in spese sanitarie? Chi deve pagare per un errore umano che può costare tanti soldi alla sanità e alla salute delle persone?

Sfruttare le risorse per migliorare la vita di tutti è un dovere. Sapere cosa sia meglio per i cittadini è una responsabilità non da poco. Farli avvelenare con cibi insani è una mancanza di responsabilità e un tentato omicidio di massa. Resto sempre dell’idea di autoproduzione per non incappare in schifezze del genere. Ma sono uno scomodo libero pensatore che crede ancora nella libertà di coscienza e autoresponsabilizzazione dell’individuo…

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10 commenti su “Uova marce a Verona

  1. Marilena
    15 settembre 2010

    Mi piace molto quello che scrivi e come lo scrivi, ormai on-line leggo solo il Fatto Quotidiano e il tuo blog.
    Perché invece di essere solo scomodo libero pensatore non fai anche lo scomodo libero giornalista???? (Oltre all’attore ovviamente).
    Credo ci sia bisogno di gente come te.
    Un caro saluto e una scarruffatina a Nemo.

    • shekkaballah
      15 settembre 2010

      Grazie Marilena. Bisognerebbe diffondere il blog e riuscire a fare notizia. mi lusinga molto quello che dici. Grazie di cuore e tante leccatine a te da nemo e io spargo baci a te, marito, scecca, cana e tutti!

  2. Paola Veganblog
    17 settembre 2010

    Davvero Mirko, sono pienamente d’accordo con Marilena, complimenti! Santoro dovrebbe prenderti in considerazione!

  3. Chicca
    17 settembre 2010

    Sei riuscito a colpire Marilena e conoscendola il suo complimento è sentito 🙂 Come ti ho già detto più volte grazie a te stò imparando a capire tante cose…noi sei uno scomodo pensatore anzi, purtroppo ci sono persone che non sanno nemmeno cosa sia autoresponsabilizzazione dell’invididuo…
    Vai avanti così continua ad informarci 🙂
    Un caro abbraccio

  4. Barbara
    18 settembre 2010

    Che ‘mprezzione quella foto, te l’ho già chiesto una volta: ma dove caspiterina le trovi??? 😆

    Sono pienamente d’accordo con te, per l’ennesima volta… cercare il risparmio sugli alimenti é una cosa che mi ha sempre fatto andare il sangue alla testa. E’ un atteggiamento che trovo scellerato, illogico, dannoso e chi più ne ha più ne metta!
    E’ vero: é sempre una questione di priorità nella vita… ma suvvia: un poco di lucidità! Facciamo attenzione a tutto al giorno d’oggi, da come ci vestiamo prima di uscire di casa, al colore dell’auto che compriamo: é proprio impossibile trovare una linea di condotta per quello che ci ficchiamo nello stomaco? E’ veramente così faticoso fare attenzione a una cosa così primordiale come il nutrirsi? Sono sempre stata contraria alla ricerca del meno caro fine a se stessa. Se una cosa mi interessa e la ritengo buona per me devo essere disposta a pagarne il prezzo richiesto, la maggior parte delle persone lo farebbe per un nuovo paio di Nike, ma non per gli alimenti (mangerei bio: ma é così caro!). Viviamo nel mondo dell’esteriorità e quindi così vanno le cose. Se un giorno trovano un sistema economico per disinfettare gli escrementi lo useranno: una volta addizionati degli appositi valori nutrizionali potrenno essere venduti a basso prezzo a chi vuole risparmiare. Basterà una buona campagna pubblicitaria! :mrgreen:
    Oggi sarò logorroica, come al solito, il tuo discorso sull’idromassaggio mi ha fatto venire in mente uno scambio che ho avuto qualche mese fa con un’amica. Persona molto benestante, facente parte della molto ricca borghesia francese. Si parlava di foie gras, oche e anatre, di cambiamenti di abitudini (da prodotto di lusso destinato a essere consumato due volte all’anno, a prodotto industriale consumato quotidianamente e alla portata di tutti con conseguente scadimento della qualità e sofferenza maggiore per un numero maggiore di animali…) e del fatto che al giorno d’oggi la gente preferisce comprare molto in quantità, per sentirsi “ricca” uscendo con un carrello debordante dal Carrefour, piuttosto che comprare meno, sprecare meno, ma di qualità migliore. Insomma i soliti discorsi che anche tu conosci. E parlando proprio di questa aberrazione culinaria francese le ho detto che secondo me la maggior parte delle persone che lo acquistano invece di comprarlo al discount 6 volte l’anno (schifoso e di cattiva qualità) potrebbero comprarlo una volta sola e buono. Mi dispiace: ma purtroppo il discorso verteva proprio su questa parte anatomica animale purtroppo considerata un alimento!!! Otterrebbe due cose in un colpo solo: la prima, più egoistica, del mangiare una cosa migliore, la seconda, visto che proprio pare che non possano farne a meno… di far uccidere meno bestiole (nel nostro esempio una invece di sei). Beh… questa persona mi ha risposto che é giusto così perché altrimenti non ci sarebbe più differenza fra le classi sociali: non é mica giusto che un semplice impiegato mangi lo stesso prodotto di lusso che mangia lei no? Dal momento che un prodotto considerato d’élite (per esempio una marca di champagne, per non parlare di cose crudeli) diventa alla portata di tutti perde il suo carattere distintivo (non é più uno status simbol insomma), e questa persona ha affermato non volerlo più. Io le ho risposto che noi per es (visto che ci conosciamo e sa come la pensiamo) raramente, rinunciando ad altro, per occasioni speciali etc. ci concediamo una bottiglia di champagne da più di 100 euro, lo stesso che lei beve normalmente quando vuole, anche ogni settimana. E’ ricca, ne ha sempre una in frigo, passa un’amica a trovarla e la apre come io potrei aprire un succo di frutta. Questo per farle capire che la qualità di quello champagne non é determinata dalla sua esclusività e che ora che lo beve anche la serva é meno buono… Purtroppo non credo abbia capito 😥

  5. Andrea
    20 settembre 2010

    salve ma ti riferisci a questa notizia sulle uova marce ?

  6. Pingback: FCIAC football notebook: Mawicke a perfect fit at Staples | Football Protective Gear .org

  7. patrizio
    1 ottobre 2010

    Felice di avere trovato un blogger, che ha tanta chiarezza in testa, in un italietta, sempre più obnubilata da tanta sciatteria a tutti i livelli

  8. roberta61
    2 ottobre 2010

    andrei con i piedi di piombo l’azienda ha contestato la notizia. E poi chi compra questo tipo di uova (grandi industrie) fa delle analisi ben precise…ma non si sono accorti di niente?

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Questa voce è stata pubblicata il 15 settembre 2010 da in Riflessioni, Vegetarismo con tag , , , , , , , , , , .

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