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Uffici e Uffici

Le persone che erano con me al pic nic di cui ho fatto il reportage ieri lo sanno, ma molti di voi no. Venerdì sera sono andato a bere in un locale a Milano, un bicchiere, roba di mezz’ora. Quando mi sono rialzato mi avevano rubato la borsa. Non avevo soldi lì dentro, mi hanno preso il portafogli pieno di documenti e carte. Le carte le ho bloccate immediatamente, per i documenti ho dovuto seguire le trafile burocratiche.

Sabato mattina denuncia dai Carabinieri. Dopodichè la giornata è proseguita esattamente come doveva proseguire, nonostante la mancanza dei documenti. Piccola ferita: Mik doveva guidare per me perchè anche la patente era nel portafogli con le chiavi di casa…

Domenica Mega pic nic senza documenti ma con molti sorrisi

Lunedì mi attendeva l’incontro con la burocrazia. Reduce dagli uffici postali di Palermo mi ero preso la settimana libera per organizzare tutto. Mi dirigo all’anagrafe di Milano, per rifare la carta d’identità. Persone da attendere: 49. Prendo in mano il mio libro, e mi dico: “fatti forza riuscirai a farcela”. Alzo lo sguardo dal libro e  hanno già fatto 15 persone. Promette bene. Insomma dopo 10 minuti sono allo sportello a rifare la carta d’identità che mi consegnano immediatamente. Arrivo all’ufficio (ingresso dalla porta) ore 9.50, uscita dall’ufficio (varcata la soglia) 10.24. Nel frattempo mia madre via telefono mi informa  di essere in un ufficio ad attendere un bel turno di 20 persone.

A questo punto mi reco alla posta sotto casa mia per rifare la postepay. Turno? Zero persone. Mi dirigo allo sportello, tutto sembra pronto ma…manca il timbro sulla denuncia. Il Maresciallo impegnato a scrivere la denuncia si dev’essere dimenticato. Spiego che mi hanno appena fatto la carta d’identità, senza il timbro sulla denuncia, quindi…Non ne vogliono sapere. Rifare una carta come la Postepay significa parlare di soldi quindi pare sia più importante dell’identità…

Mi reco spavaldo e gradasso alla Banca per riattivare i codici. Qui nessun problema, turno da attendere? Zero persone. Gli impiegati gentili e simpatici come sempre, mi aiutano e si risolve tutta la faccenda. Siamo alle ore 11.00

Cosa resta da fare? Tornare al comando dei Carabinieri, farmi mettere il bollo per la postepay sulla denuncia e prendere il foglio provvisorio di guida in attesa della patente. Carabiniere all’ingresso gentilissimo prende nota, arriva il Maresciallo con cui feci la denuncia e mi chiede cosa voglia. Gli spiego la storia del timbro e mi indica il simbolo della repubblica in alto nella denuncia, gli dico che è un simbolo e non un timbro e mi risponde: “allora aspetti il turno”. Gentile come una rotolata in un bidone pieno di cocci di vetro, lo ringrazio e attendo il mio turno. Sono le 11.30. Il Militare alla guardiola m’informa che il timbro è stato messo, ma  alla motorizzazione avevano i terminali guasti e dunque per il “foglio di guida provvisorio” sarei dovuto tornare nel pomeriggio o l’indomani.

Prendo il mio bus e torno alla posta per rifare la carta, ora che ho il mio bel timbro sulla denuncia. Tempo di attesa zero secondi. Procedura effettuata in pochi minuti e alle 12 ero a casa con tutto fatto. Mia madre era ancora in quell’ufficio ad aspettare il turno.

Nel pomeriggio mi reco dai Carabinieri e riesco a fare il foglio sostitutivo. Uscito di casa alle 16 ero in casa alle 16.45. Tempi record e ho recuperato una vita e l’identità.

Non so esattamente cosa sia che diversifichi tanto l’efficienza del nord da quella del sud. Sicuramente la differenza non la fanno solo gli impiegati. Ma soprattutto gli avventori. Quando ci si reca alla posta nel sud Italia si nota come gli anziani chiedano costantemente informazioni perchè si sentono raggirati. Nessuno usa il conto in banca e tutti fanno file chilometriche per possedere quegli spiccioli datigli in forma pensionistica. I figli di questi poveri uomini e donne li fanno sentire idioti e inetti. Li lasciano andare da soli senza spiegargli che se fanno un conto, la pensione gli viene accreditata lì e poi possono andare al bancomat a prelevare il necessario, oltre che poter pagare con quello. Ma ciò non basta. Chi ha il conto corrente affolla le banche. Sentono magari al telegiornale che le banche sopravvivono alla crisi con i soldi dei piccoli risparmiatori. Tutti pronti e all’erta a parlare con l’impiegato per sapere se i loro soldi sono tutti lì. Come spiegargli che ormai i soldi sono solo numerini su un computer? Altri credono che il bancomat sia freddo e spersonalizzante, vogliono parlare con l’impiegato, magari perchè lo conoscono. Quest’ultima tipologia non la auguro a nessuno. Iniziano a chiedere notizie della famiglia, degli estinti, per non sentirsi soli e rallentando notevolmente il lavoro dell’impiegato.

Ma non solo avventori e anziani sono il problema. Direttrici e direttori di banche e poste spadroneggiano come se l’ufficio fosse la loro salumeria.Tirano fuori il capino dal loro gabbiotto e generalmente riconoscono qualcuno con cui intrattenersi. Mentre tu sei lì ad aspettare altri 20 pensionati, dopo quei 10 di cui hai saputo vita morte e miracoli, Lei o Lui chiama un tipo arrivato almeno mezz’ora dopo di te e con sorriso candido e quasi di sfida per gli alti gli chiede: “Ciao Mimmo, che devi fare?” e qualunque sia la risposta Lei o Lui dice “vieni vediamo che si può fare”.

Al primo fatto di questo tipo la gente si limita a guardarsi intorno cercando sguardi stupiti come il suo. Ci si sorride come a dire “i figli della gallina bianca, che schifo”. Al terzo episodio, dopo che tu aspetti da 1.30 h vedi la gente che sbuffa, tutti fissano il direttore e l’impiegato, tutti sanno che il peggio può accadere. Qualcuno urla “Ha due ore che sono qua. Ma che minchia ci vuole a fare una distinta?”. A quel punto si sentono vocine a fare da bordone. Nessuno dice qualcosa di sensato, si sente solo il brusio e ognuno partecipa in maniera liberatoria al brusio dicendo sillabe sconnesse solo per far capire che “è lì”.

L’impiegato a questo punto, si trasforma, diventa una iena e urla ” Io è da stamattina che sono qua, e sto facendo il possibile, state calmi che arriviamo a fare tutto”. Questo quando sanno che esiste una lingua oltre il dialetto e comunicano in italiano. Da quel momento deve dimostrare che non è per sua incapacità che il servizio era lento e allora in 10 minuti fa fuori 3 persone di fila. Ma poi appena i sospiri e le vocine si zittiscono, riprende la modalità bradipo. Lento, calmo, serafico, schiaccia un tasto quando sente che cambia il vento, e tu lì ad augurargli le peggio cose, tipo un crampo alle dita.

Spesso però scatta l’orario. Sei lì alle poste dalle 9.30, hai il numero 129, ma arrivano le 13.30 e loro sono al 72. Annuncio: “Signori mi dispiace l’ufficio è chiuso, tornate domani”. Tutti devono uscire.Una signora che ho incontrato in un ufficio postale il 21 Agosto a Palermo era andata ogni giorno dal 10 Agosto arrivando alle 8.30e non era riuscita a pagare nulla. A quel punto oltre al crampo alle dita gli auguri la diarrea. Ma non in un momento normale, deve rimanere bloccato nel traffico e avere una scarica potente da non potersi aiutare in alcun modo.

A volte gli accidenti non arrivano proprio come li hai desiderati tu, d’altrocanto capita che l’impiegato e il direttore si ammalino. E poi il ministro ti dice che al Sud c’è più assenteismo…forse le maledizioni arrivano prima delle lettere…

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4 commenti su “Uffici e Uffici

  1. Titti
    31 agosto 2010

    Evviva il Nord??? 😉

  2. erbaviola
    31 agosto 2010

    ahahh veramente divertente questa antropologia dell’ufficio postale…

    mah mi sa che il problema non sta nella chiacchiera.. io sono passata dalla lombardia all’emilia. In Lombardia è vero, funziona tutto abbastanza veloce, ma è già tanto se si rendono conto di avere davanti una persona e non un cyborg o una sagoma in cartone. In emilia chiacchierano. Alla seconda volta che andavo in posta mi conoscevano. D’accordo, anche io chiacchiero… però perché in tutti i posti in cui ho vissuto in Lombardia ho raramente saputo chi c’era dietro lo sportello e quando è successo si trattava di paesini e oltre due anni di residenza?
    Tu dirai: ma è un paesino, è normale!
    Macché! La sede della mia banca è solo a Bologna o Firenze, a scelta. A Bologna è in centro. Gli impiegati e il direttore ci danno del tu, dalla seconda volta che siamo entrati sanno chi siamo, ci consigliano i locali, ci si scambia opinioni su questo e quello… e intanto lavorano, non c’è coda o al massimo un paio di persone e vanno veloci uguali.
    A questo punto bisogna capire cos’è che blocca davvero gli uffici del sud… non la chiacchiera… tienici aggiornati 🙂

  3. mamy Graziella
    31 agosto 2010

    In Sicilia per fare tutte quelle cose ci sarebbero voluti almeno 10 giorni,ma in compenso abbiamo il sole ed il mare,solo che stando nei vari uffici non ci godiamo nè l’uno ne l’altro!!!!Ma noi siamo pazienti e tolleranti e tutto fa brodo!!!L’altro giorno ero alla posta per fare un versamento durante la lunga ed estenuante attesa, con il rischio di non farcela per le 13.30,ho insegnato alle signore che conversavano amabilmente con me,(che altro possiamo fare?i)il linguaggio delle posizioni,ho spiegato che quando la persona che è allo sportello mette una delle due gambe dritta e l’altra piegata sulla prima con la punta del piede al di là del piede opposto significa”ancora n’avemu” (aspettare, c’è tempo) ogni volta che il signore scavallava le gambe dicevamo ora va via ,ma quando mai invertiva le gambe , e lì a ridere e a consolarci che prima della chiusura forse il signore si sarebbe messo su due gambe! morale operazione è durata 1.45 minuti e noi siamo rouscite a fare l’operazione per il rotto della cuffia,ci siamo sentite “Miracolate” . Viva la Sicilia e viva il meridione,invece di essere stressati per la velocità siamo stressati per la lentezza!!! Baci

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Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2010 da in Riflessioni con tag , , , , , , , , , , .

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